Dieci anni dalla morte di Dario Fo, Pavia ricorda il legame con l'artista
Nel decennale della morte del Premio Nobel, il Comune di Pavia pubblica un video del 2015 in cui Fo racconta il suo legame con la città e la provincia.

- Il 13 ottobre 2026 ricorrono dieci anni dalla morte di Dario Fo
- Il Comune di Pavia ha pubblicato sui social un video del 2015 con i ricordi dell'artista
- Fo racconta le origini materne legate al 'paese delle rane' e il ritrovamento di un testo latino medievale a Pavia
- Il filmato era stato girato in occasione della mostra 'Mistero Buffo a Colori' al Castello Visconteo
PAVIA – A dieci anni dalla morte di Dario Fo, avvenuta il 13 ottobre 2016, il Comune di Pavia ha voluto ricordare il legame che univa il drammaturgo e Premio Nobel alla città e al suo territorio. L'amministrazione comunale lo ha fatto attraverso un post pubblicato sui propri canali social, accompagnato da un video in cui è lo stesso Fo a raccontare, con il tono ironico che lo contraddistingueva, i ricordi familiari e le esperienze che lo legavano a Pavia.
Il filmato risale al 2015 ed era stato girato in occasione della mostra "Mistero Buffo a Colori". L'esposizione, che raccoglieva oltre 130 opere pittoriche inedite di Fo, era stata allestita nella Sala Mostre del Castello Visconteo di Pavia dal 6 settembre al 18 ottobre 2015, alla presenza dell'artista stesso in occasione dell'inaugurazione.
Nel video, Fo racconta: "Io sono di una razza legata a Pavia, perché mia madre è nata nel paese delle rane, insomma, dove c'è il riso", richiamando le origini materne e il paesaggio delle risaie. L'espressione non è casuale: la madre dell'artista, Pina Rota, pubblicò per Einaudi nel 1978 un libro intitolato proprio "Il paese delle rane", dedicato alla storia del suo paese d'origine. Fo estende il legame anche alla generazione precedente: "Mio nonno viene da un paese poco più distante, ma siamo sempre nella stessa zona, sempre nella provincia di Pavia".
Nel racconto l'artista si sofferma anche su un episodio della propria giovinezza, quando ancora non aveva intrapreso la carriera teatrale: "Ero ragazzo, ai primi approcci con il teatro. Non facevo ancora teatro, ero ancora pittore, avevo poco più di vent'anni". Fu in quel periodo che gli capitò tra le mani un antico testo latino risalente all'incirca all'anno Mille, scritto e ritrovato a Pavia, un'opera dalla forte impronta teatrale che Fo paragona a una sorta di Romeo e Giulietta capovolto. Il ricordo diventa l'occasione per Fo di sottolineare il ruolo che la città aveva avuto nella storia della cultura, richiamando la vivacità delle università pavesi in epoca medievale sul piano della letteratura e della dialettica.
Nel messaggio pubblicato sui social, il Comune di Pavia definisce la testimonianza "un racconto fatto di ricordi, persone e luoghi, che restituisce anche un pezzo della storia culturale di Pavia".




