Movida a Pavia, scontro nel centrosinistra tra De Chiara e il sindaco Lissia
Il consigliere AVS De Chiara contesta l'ordinanza sugli orari dei locali voluta dal sindaco Lissia. Chiusura sperimentale fino al 15 novembre.

- Il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Daniele De Chiara critica in Consiglio comunale l'ordinanza anti-movida del sindaco Michele Lissia
- L'ordinanza prevede chiusura alle 2,30 nelle notti tra venerdì-sabato, sabato-domenica e mercoledì-giovedì, e all'1,30 negli altri giorni, in via sperimentale fino al 15 novembre
- Lissia rivendica la necessità di bilanciare diritto al divertimento e diritto al riposo dei residenti
- De Chiara solleva anche dubbi sulla legittimità giuridica del provvedimento
PAVIA – L'ordinanza comunale che regola gli orari dei locali notturni apre una frattura nella maggioranza di centrosinistra a Pavia. In Consiglio comunale il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Daniele De Chiara ha criticato apertamente la linea del sindaco Michele Lissia, giudicando le limitazioni agli orari non solo inefficaci sul piano della sicurezza ma distanti dall'impostazione politica che dovrebbe avere un'amministrazione progressista.
Le critiche di De Chiara
A contestare apertamente la linea del sindaco Michele Lissia è il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Daniele De Chiara, che in Consiglio comunale ha criticato le limitazioni agli orari dei locali. "I giovani non spariscono per decreto sindacale, si spostano", ha osservato il consigliere, avvertendo che la chiusura anticipata rischia di spostare il problema in zone meno attrezzate a gestire la movida, con conseguenze su gestori, lavoratori e residenti delle aree coinvolte. Per De Chiara "è la direzione il problema": "Spegnere le luci rende la città più insicura. Abbassare le saracinesche rende la città più insicura", ha dichiarato, sostenendo che i locali aperti svolgano anche una funzione di presidio informale delle strade. Il consigliere ha inoltre sollevato dubbi sulla legittimità giuridica dell'ordinanza, richiamando le norme sulle liberalizzazioni commerciali, e ha contestato il rischio che i Comuni si facciano carico, con restrizioni alla vita notturna, di problemi di sicurezza di competenza statale. "Il sindaco non è mio padre, non mi deve dire che a mezzanotte o all'una è tardi", ha concluso.
La replica di Lissia
Il sindaco ha rivendicato la necessità di un equilibrio tra le esigenze di una città universitaria e quelle dei residenti delle zone più coinvolte dalla vita notturna, ricordando che accanto al diritto al divertimento esiste anche quello alla salute, alla quiete e al riposo. Non si tratta, ha sottolineato, di imporre una chiusura generalizzata, ma di prevedere orari differenti a seconda dei giorni della settimana, lasciando maggiore spazio alle attività nelle serate di più intensa frequentazione studentesca. Il provvedimento, inoltre, ha una durata limitata e i suoi effetti dovranno essere valutati. "Noi non facciamo gli sceriffi e io non intendo mai fare lo sceriffo della città", ha assicurato Lissia, spiegando che l'ordinanza nasce da una lunga istruttoria condotta con la Prefettura e con i gestori dei locali.
Gli orari previsti
Il provvedimento, applicato in via sperimentale fino al 15 novembre con monitoraggio costante degli effetti, prevede la chiusura alle 2,30 nelle notti tra venerdì e sabato, tra sabato e domenica e tra mercoledì e giovedì, e all'1,30 nelle altre giornate.
Resta aperto il confronto su quale modello di vita notturna debba darsi la città: per Lissia la via è quella di regole differenziate e di un compromesso tra interessi diversi, per De Chiara la scelta rischia invece di impoverire ulteriormente i luoghi di aggregazione di una città universitaria.




