Delitto Garlasco, un consulente: nuovi esami sul dispenser possono cambiare tutto
Oscar Ghizzoni, che analizzò il dispenser nel 2017, ritiene utili i nuovi accertamenti chiesti dalla difesa di Stasi: potrebbero emergere impronte di altre persone.

- Oscar Ghizzoni, consulente della difesa di Stasi nel 2017, sostiene che i nuovi accertamenti sul dispenser potrebbero incidere su uno dei pilastri della condanna
- Nel 2017 Ghizzoni aveva analizzato il dispenser durante l'inchiesta su Andrea Sempio, poi archiviata a Pavia
- Secondo Ghizzoni potrebbero emergere impronte di familiari di Chiara Poggi o di altre persone che frequentavano la casa
- Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis hanno sollecitato alla Procura nuovi accertamenti specifici sull'oggetto
Un consulente tecnico che nel 2017 analizzò il dispenser di sapone trovato nel bagno della villetta di via Pascoli a Garlasco sostiene che i nuovi esami chiesti dalla difesa di Alberto Stasi potrebbero incidere su uno degli elementi alla base della condanna. Lo afferma Oscar Ghizzoni in un'intervista all'AGI, ripresa oggi, 10 ottobre, da Ticino Notizie.
Ghizzoni, all'epoca consulente dei legali di Stasi, svolse le analisi sul portasapone del bagno di casa Poggi nell'ambito dell'inchiesta su Andrea Sempio, successivamente archiviata a Pavia. Quegli accertamenti sul dispenser chiesti dalla difesa di Stasi vanno fatti perché potrebbero smontare uno dei pilastri della condanna, è convinto Ghizzoni.
Il tema è tornato di attualità perché, com'è emerso dagli atti depositati con l'indagine in corso, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis hanno sollecitato alla Procura l'opportunità di effettuare nuovi "specifici accertamenti" sull'oggetto.
Secondo il consulente, potrebbero essere trovate impronte dei familiari di Chiara o anche di persone che frequentavano la casa in quel periodo.
I dettagli delle analisi del 2017
Ghizzoni ha spiegato di non poter dire se il reperto sia ancora disponibile. All'epoca, ricorda nell'intervista all'AGI, analizzò una fotografia scattata dai Ris di pochissimi centimetri quadrati e rilevò due impronte attribuite a Stasi, contando nove impronte in totale, comprese le due di Stasi, oltre a delle colature di sapone.
La vicenda si inserisce nel filone di approfondimenti che negli ultimi giorni ha riguardato il caso, con la difesa di Stasi che ha chiesto nuovi esami sulle tracce rilevate sul dispenser e con l'emersione di un ulteriore atto del Ris relativo al Dna maschile trovato sui pedali della bicicletta, non depositato nel fascicolo del 2007. Resta da capire se la Procura accoglierà la richiesta di nuovi accertamenti avanzata dai legali e se il dispenser, a distanza di quasi vent'anni dal delitto, sia ancora conservato in condizioni idonee a un nuovo esame.
