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Vino dell'Oltrepò Pavese: le denominazioni, le cantine e i numeri dell'export

Sette denominazioni, 155 aziende associate, 11.539 ettari vitati ed export cresciuto del 60% in cinque anni: la filiera vitivinicola pavese in cifre.

Vigneti d'autunno
Foto Terensky / Wikimedia Commons, CC BY 3.0
In breve
  • <parameter name="item">Il Consorzio Oltrepò Pavese tutela sette denominazioni
  • tra cui l'unica DOCG
  • il Metodo Classico (ora marchio Classese)

L'Oltrepò Pavese è la principale area vitivinicola della Lombardia e una delle filiere economiche più rilevanti della provincia di Pavia. Dietro le immagini da cartolina di vigneti e cantine, il settore si regge su numeri precisi: sette denominazioni tutelate, 155 aziende associate al Consorzio di tutela, oltre 11.500 ettari vitati e un export che negli ultimi anni è cresciuto a un ritmo nettamente superiore alla media nazionale.

Le denominazioni: una DOCG e sei DOC

Il Consorzio Oltrepò Pavese, con sede a Torrazza Coste, è il Consorzio di Tutela riconosciuto dal Ministero dell'Agricoltura, unico organismo incaricato della gestione e valorizzazione delle sette denominazioni dell'Oltrepò Pavese. Nello specifico si tratta della Oltrepò Pavese metodo classico DOCG, Bonarda dell'Oltrepò Pavese DOC, Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese DOC, Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese DOC, Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese DOC, Oltrepò Pavese DOC e Oltrepò Pavese Pinot Grigio DOC.

L'unica DOCG del territorio è il Metodo Classico, riconosciuto nel 2007, quando si arriva al riconoscimento della DOCG Oltrepò Pavese per il metodo classico, mentre la prima DOC risale al 1970, anno in cui viene riconosciuta la prima DOC Oltrepò Pavese. Dal 2025 il Consorzio ha adottato per la DOCG il marchio collettivo Classese, destinato secondo le intenzioni del Consorzio a diventare il nuovo nome ufficiale della denominazione una volta concluso l'iter ministeriale.

I numeri della filiera

Il Consorzio, nato nel 1977, riunisce oggi circa 155 aziende associate direttamente e centinaia di soci indiretti, conferitori delle realtà cooperative, con una produzione che proviene da approssimativamente 11.000 ettari vitati, l'areale viticolo più vasto della Lombardia, e riguarda grossomodo 25.000.000 di bottiglie prodotte annualmente.

Guardando al dettaglio territoriale, i dati del Consorzio indicano una superficie vitata di 11.539 ettari, un'altitudine media di 231 metri sul livello del mare, una composizione varietale che vede il 67% di uve nere e il 33% di uve bianche, e un'età media dei vigneti di 25 anni. La superficie coperta dalla DOCG rappresenta il 38% del totale, mentre la DOC arriva al 98%.

Il vitigno simbolo del territorio è il Pinot Nero: secondo il rapporto TEHA Group "Visione Vino 2026", presentato al Teatro Valentino Garavani di Voghera, il territorio è la prima area italiana per questa varietà, con circa 3.000 ettari, pari al 29% della superficie nazionale dedicata al vitigno. L'Oltrepò rappresenta la principale area vitivinicola della Lombardia per superficie coltivata e contribuisce al 48% della produzione regionale di vino.

L'export cresce sei volte più della media italiana

Il dato più significativo riguarda le esportazioni. Secondo il rapporto TEHA, presentato in occasione della seconda giornata del Forum della Community Visione Vino, le esportazioni di vino della provincia di Pavia sono aumentate da 25,2 a 40,2 milioni di euro tra il 2021 e il 2025, con un incremento complessivo vicino al 60% e una crescita media annua del 9,5%, un risultato quasi sei volte superiore al +1,6% registrato dal settore vinicolo italiano nello stesso periodo. Va precisato che il dato comprende tutte le tipologie di vino esportate dalla provincia, incluso il vino sfuso, l'IGP e le denominazioni DOC/DOCG.

Nello stesso periodo è cresciuta anche la produzione di spumante, passata da circa 10mila a 19mila ettolitri nel 2025, un segnale che accompagna il rilancio del Metodo Classico con il nuovo marchio Classese.

Il divario tra notorietà e conoscenza dei vini

Il rapporto evidenzia però un margine di crescita ancora da sfruttare: l'83% degli intervistati dichiara di conoscere l'Oltrepò Pavese come territorio, ma la percentuale scende al 58% quando si parla delle sue etichette. Per TEHA Group, colmare questo divario attraverso l'enoturismo - per cui si dice interessato il 72% del campione - è la via per trasformare la crescita dell'export in valore stabile per l'intera filiera.

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