Garlasco, il Ris di Parma: "Eluiti distrutti dopo la condanna definitiva di Stasi"
Un documento del Ris di Parma risponde ai dubbi della Procura di Pavia sulla distruzione degli eluiti relativi all'intonaco dell'impronta 33 e alle unghie di Chiara Poggi.

- Il Ris di Parma chiarisce la cronologia dello smaltimento degli eluiti legati ai reperti 33dattilo, 97F e alle unghie della vittima
- Secondo il documento firmato dal colonnello Matteo Donghi, lo smaltimento avvenne dopo la sentenza definitiva di condanna di Alberto Stasi del 12 dicembre 2015
- La difesa di Stasi aveva chiesto chiarimenti sul destino dei reperti nell'ambito della nuova inchiesta della Procura di Pavia
- Ricostruzioni di stampa collocano invece la distruzione già nel maggio 2016, prima dell'autorizzazione definitiva dei giudici arrivata nel 2022
La Procura di Pavia ha ricevuto dal Ris di Parma un documento che ricostruisce nel dettaglio la sorte degli eluiti - i liquidi intermedi ottenuti dall'analisi dei reperti biologici - legati al delitto di Garlasco, al centro della nuova inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007.
Il documento, firmato dal colonnello Matteo Donghi e datato 6 novembre scorso, risponde alle richieste della difesa di Alberto Stasi, che in una memoria aveva sollecitato chiarimenti sul destino di due eluiti relativi ai prelievi di intonaco dell'impronta 33, denominati "33dattilo" e "97F", e di nove eluiti ricavati dai frammenti delle unghie della vittima. La replica del Ris di Parma sostiene che lo smaltimento degli eluiti, definiti intermezzi di lavorazione, sia avvenuto dopo la sentenza definitiva di condanna nel processo contro Alberto Stasi emessa il 12 dicembre 2015.
Secondo quanto riportato nel documento, gli eluiti relativi all'omicidio Poggi vennero conservati presso il reparto anche dopo la stesura del referto "Relazione finale bio-dattilo" e furono depositati il 20 dicembre 2011 in un freezer dedicato, custodito in un locale protetto. La sorte delle provette, aggiunge il Ris, fu quella di uno smaltimento collettivo, effettuato insieme a provette di altri procedimenti penali, senza un verbale specifico in quanto considerate intermedi di lavorazione e non reperti giudiziari veri e propri.
Sul tema esistono però ricostruzioni giornalistiche di segno diverso. Secondo quanto riferito dal Tg1 sulla base di documenti in suo possesso, gli eluiti sarebbero stati distrutti già nel maggio 2016, sei anni prima del via libera dei giudici, su disposizione di un colonnello del Ris di Parma, mentre l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria sarebbe arrivata solo nel febbraio 2022. Le stesse fonti ricordano che nel 2025, con la nuova inchiesta, la Procura di Pavia ha chiesto al Ris lo storico degli eluiti della traccia 33, ricostruendo che quelli distrutti nel maggio 2016 erano stati smaltiti su ordine dell'allora colonnello, secondo la testimonianza di due militari dell'epoca.
Resta da chiarire se tra il materiale smaltito vi fosse anche l'eluito legato proprio alla traccia 33, elemento centrale della nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio. La vicenda, che riguarda la gestione dei reperti dell'omicidio avvenuto a Garlasco, continua a essere seguita dalla Procura di Pavia nell'ambito del fascicolo riaperto sul caso.